Informatica e diritto, XXXVII Annata, Vol. XX, 2011, n. 1-2, pp. 153-184

Angelo Maria Rovati

Prime note su proprietà intellettuale e riutilizzo dei dati pubblici

First Remarks about the Relationship between Public Sector Information and Intellectual Property Rights

Riassunto: Il contributo passa in rassegna alcuni tra i più rilevanti aspetti giuridici della disciplina comunitaria e nazionale della Public Sector Information (d'ora innanzi: PSI). In particolare si focalizza sul rapporto tra PSI e diritti di proprietà intellettuale intesi in senso lato. La prima parte riguarda le possibili forme di protezione delle informazioni detenute dalla Pubblica Amministrazione (d'ora innanzi: PA) e quindi: a) la configurabilità di una qualche forma di proprietà civilistica sulle stesse; b) la disciplina del diritto d'autore e dei diritti connessi ed in particolare delle banche dati creative protette dal diritto d'autore ex artt. 1, 2 n. 9 e 64 quinquies e sexies legge sul diritto d'autore (l. 22 aprile 1941 n. 633) e da quelle non creative protette dal diritto sui generis ex art. 102-bis della medesima legge; c) la disciplina delle informazioni segrete ex artt. 98 e 99 codice della proprietà industriale (decreto legislativo 10 febbraio 2005 n. 30); e d) quella civilistica del divieto di atti contrari alla lealtà nella concorrenza ex art. 2598 n. 3 c.c.. Questa trattazione sarà tuttavia limitata agli aspetti essenziali di questi istituti più da vicino legati alla materia PSI. La seconda parte del contributo analizza la disciplina dei contratti con cui la PA attribuisce a terzi la possibilità di utilizzare, di regola in modo non esclusivo, tali informazioni. Procede dal rilievo che il termine "licenza" utilizzato sia dalla direttiva 2003/98 sia dalla normativa nazionale di attuazione deve essere inteso in senso atecnico, perché tale contratto atipico riguarda propriamente soltanto negozi traslativo-costitutivi relativi ai diritti di proprietà intellettuale, che non sempre sussistono per i dati pubblici. In particolare esamina: a) il problema della forma di queste "licenze" che deve ritenersi in generale libera, per il principio di libertà delle forme desumibile a contrario dall'art. 1350 c.c.; e l'applicazione dell'art. 110 legge sul diritto d'autore, che impone invece la forma scritta ad probationem tantum; b) la meritevolezza degli interessi perseguiti ex art. 1322 co.2 c.c. e la causa concreta di tali contratti; c) l'applicazione della clausola di esonero da responsabilità ex art. 1229 c.c. a favore della PA concedente; d) la possibilità per la PA di reagire all'inadempimento di eventuali obblighi imposti contrattualmente al riutilizzatore (ad esempio mettere a propria volta a disposizione le nuove informazioni così ottenute grazie al riutilizzo di quelle pubbliche, secondo il modello della clausola virale tipico delle licenze free software ed open source) ex artt. 1455 e 1456 c.c. L'ultima parte del lavoro accenna alla materia delle sanzioni esperibili in caso di violazione del contratto: sia di quelle tipiche della disciplina della proprietà intellettuale (principalmente inibitoria e risarcimento del danno) sia di quelle tipiche della disciplina della concorrenza sleale.

Abstract: The article focuses on some aspects of the relationship between PSI and IPRs lato sensu understood. The first part begins with an introduction on freedom of information under the meaning of art. 11 of the Charter of fundamental rights of the European Union and general right of access to administrative documents under the meaning of art. 42 of the same charter. In general IPRs do not exclude disclosure of information and in some cases they even favor it (e.g patents provisions about disclosure, copyright that covers only the formal expressions of ideas and not the ideas per se). It follows that the re-use of public information and IPRs are not in contradiction. The article considers some possible forms of protection of data hold by Public Administrations and the existence of IPRs of third parties under art. 1(2)(b) (this last case excludes the application of the directive): - copyright and neighboring rights, and in particular data-base protection provisions according to art. 1, 2, No. 9, 5, 64 quinquies and sexies of the Italian Copyright Act (Law 22 April 1941, No. 663) and sui generis protection of mere information (so called "raw data"), according to art. 102-bis of the same Act; - trade secrets (art. 98 and 99 of the Italian Industrial Property Code, Law 10 February 2005 No. 30); - the protection against unfair competition and against the appropriation of other's work according to art. 2598, No. 3 of the Italian Civil Code. The second part of the article focuses on the ways in which PSBs can assign to other subjects the possibility of re-using public data. According to art. 11(1) of the directive the licenses (maybe the directive does not use this word in the same sense as Italian IP Law) shall not grant exclusive rights. In particular the article examines: - the form of the licenses: the written formfor the validity is not a requirementand they can be entered into on-line (this form should be sufficient for the purposes of art. 110 of the Italian Copyright Act, that requires the written form ad probationem for copyright contracts); - the compliance of these contracts with the general clause of art. 1322(2) of the Italian Civil Code (interests that these contracts are aimed to fulfill); - the opportunity to limit the responsibility of PSBs that make these data available to the public; it seems possible to introduce a limitation of responsibility according to art. 1229 of the Italian Civil Code.

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