Informatica e diritto, XXXVII Annata, Vol. XX, 2011, n. 1-2, pp. 305-320

Benedetto Ponti

Open Data and Transparency: A Paradigm Shift

Open Data e trasparenza, un cambio di paradigma

Riassunto: Quale è l'impatto prevedibile dell'Open Data System sulla nozione di trasparenza amministrativa? La questione, di carattere generale, ha nel contesto italiano uno specifico rilievo, in ragione del limitato spettro di azionabilità del diritto di accesso rispetto alle informazioni detenute dagli enti pubblici. Infatti, la circostanza che il diritto di accesso viene riconosciuto solo a quei cittadini che sono in grado di provare che il documento richiesto è utile (se non indispensabile) per la tutela dei propri interessi (come ribadito dalla riformulazione del capo V della legge n. 241/1990), comporta inevitabilmente un ruolo limitato per questo istituto in termini di promozione della trasparenza. Di conseguenza, la via italiana alla trasparenza passa oggi quasi esclusivamente attraverso la diffusione di informazioni attraverso il web. Nell'ultimo decennio, una serie crescente di previsioni legislative ha imposto alle amministrazioni la diffusione mediante i rispettivi siti web di set di informazioni, con particolare riferimento ai dati concernenti l'organizzazione e la gestione amministrativa. La combinazione di queste caratteristiche dà luogo a una "trasparenza senza (diritto di) accesso", dove il potere pubblico (con atto legislativo) determina non solo la quantità della trasparenza, ma anche la sua finalità (i.e. il controllo diffuso sul buon andamento e l'imparzialità delle amministrazioni: cfr. la definizione di trasparenza formulata dall'art. 4, co. 7 della l. n. 15/2009). Una nozione di trasparenza funzionale all'attivazione ed al consolidamento del circuito democratico, ma pur sempre collocata nell'ottica del paradigma bipolare (amministrazione/cittadino). Se attuato, l'Open Data System porterà ad un cambiamento radicale. Da un lato, il riutilizzo delle informazioni detenute dagli enti pubblici supererebbe l'approccio market oriented dei titolari del patrimonio informativo pubblico (cfr. direttiva UE 98/2003 e d.lgs. n. 36/2006) per approdare ad un ampio riconoscimento di un "diritto al riutilizzo dei dati pubblici" (in quanto compresi del public domain). Sul versante della trasparenza, i dati aperti consentirebbero ai diversi attori sociali impegnati nel riutilizzo di determinare essi stessi su quali aspetti "far luce", quali politiche seguire, quali risultati evidenziare. Più ancora, in molti casi la trasparenza finirà per configurarsi (anche) come l'effetto accidentale, inatteso e non pianificato di prodotti e servizi informativi destinati ad altra finalità (anche commerciale). Questa trasparenza re-user driven e non pianificata si proporrà non tanto in alternativa, ma piuttosto in termini di complementarietà rispetto a quella istituzionalmente "erogata" dai pubblici poteri: sia come test di consistenza, sia come meccanismo di allerta, anche in vista di un più consapevole ed attivo esercizio del diritto di accesso. Questa dinamica determinerà anche un notevole ridislocamento di ruoli e funzioni (anche in termini di distribuzione del potere), ed inevitabilmente l'apertura di nuovi spazi di libertà (di riuso dei dati pubblici, in questo caso) comporterà anche nuovi rischi (di manipolazione, di misuse): tuttavia, la strada da seguire appare quella di un'attenta manutenzione del sistema, al fine di minimizzare gli effetti indesiderati (the dark side of Open Data), per sfruttare completamente le opportunità offerte dal pieno sviluppo della società della conoscenza (diffusa).

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