Informatica e diritto, XLI Annata, Vol. XXIV, 2015, n. 1-2, pp. 263-279

Donato La Muscatella

Il trattamento della prova digitale nel sistema processuale penale italiano.
Anamnesi e prognosi di una patologia classica, declinata in una (apparente) riforma

Handling of Digital Evidence within the Italian System of Criminal Procedure.
Survey and Issues of the Italian Law 48/2008

La Convenzione sul crimine informatico del Consiglio d’Europa del 2001 contiene una serie di previsioni dirette ad adeguare le norme di diritto penale sostanziale e processuale ai crimini commessi tramite le nuove tecnologie. Il contributo esamina brevemente come tale Convenzione abbia influenzato le norme nazionali nei vari Stati membri, soffermandosi in particolare sulla situazione in Italia, dove sono stati impiegati oltre sette anni per ratificare la Convenzione. Il tempo trascorso, però, non ha comportato una riflessione approfondita  sulle migliori modalità di implementazione dei nuovi criteri; il legislatore, piuttosto, sembra essersi preoccupato di inserire dei limitati aggiornamenti dell’esistente, “dilatando” lo spazio operativo degli istituti giuridici.

Sommario: 1. “Bisogna cambiare tutto per non cambiare niente” – 2. Il “dover essere” del sistema – 2.1. Le fonti europee – 2.2. Gli  ordinamenti dei Paesi europei – 2.3. Le fonti nazionali – 3. L’“essere” del sistema – 3.1. Il sequestro probatorio in materia di investigazioni  digitali – 3.2. La ripetibilità degli accertamenti di digital forensics – 3.3. Il valore probatorio dell’indirizzo IP per l’individuazione  dell’autore degli accessi abusivi a sistemi informatici o telematici – 4. Spunti per una vera riforma – 5. Conclusioni

English Abstract: The Budapest Convention on Cybercrime, adopted in 2001, aims at harmonizing national laws in this field through  substantive and procedural provisions. The effects of the Convention on Member States’ legal systems are examined. A particular attention is given to the Italian situation, where the Convention came into force in 2008. The spent time did not entail a deep consideration on the best ways to apply the new principles expressed in the Convention. It seems that the legislator was concerned about adding some limited updating of existing provisions, simply “extending” the scope of specific rules.

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