Informatica e diritto, VI Annata, Vol. VI, 1980, n. 2-3, pp. 353-384

Gilberto Pena Castrillon

Alcuni aspetti giuridici dell'automazione bancaria e della riservatezza e sicurezza dei suoi dati (II parte)

Nel passaggio dal documento di carta al documento elettronico alcune nozioni giuridiche devono essere modificate; una di esse è il titolo valore. La nozione di titolo valore esige l'esistenza e la presenza di un documento che finora è stato di carta; alcuni sistemi di trasferimento elettronico dei fondi e una crescente esperienza bancaria indicano però che il documento di carta non è affatto indispensabile né per stabilire né per provare un determinato rapporto giuridico. Esempi concreti di ciò che avviene nei titoli valore per l'influenza dell'automazione bancaria sono costituiti dalla "Lettre de change-relevé" (LCR) in Francia, dai sistemi impiegati in Spagna per trattare automaticamente certi titoli valore sopprimento il documento fisico e dalle procedure di trasferimento dei fondi adottate in Belgio.
Sulla base delle esperienze in atto in vari Paesi l'A. rileva quindi che è ormai sempre più chiara la possibilità di emettere titoli valore su documenti diversi da quelli di carta, con la conseguenza che si va ormai elaborando un nuovo concetto di legittimazione o giustificazione dei diritti scaturenti dai titoli valore; parallelamente si va manifestando un ritorno all'uso di documenti al portatore data la nuova sicurezza che ad essi conferisce l'automazione.
L'impatto dell'automazione determina anche la necessità di ridefinire alcuni aspetti della prova dell'attività bancaria (soprattutto per quanto riguarda l'obbligo di tenere e conservare i "documenti di commercio") e di ampliare la facoltà della banca di far fede pubblica circa gli atti e i documenti inerenti ai suoi compiti.
Nell'ultima parte dell'articolo è affrontato il problema della sicurezza (intesa come segretezza) dell'informazione bancaria in connessione con l'impiego dell'elaboratore elettronico: la banca dovrebbe rispettare il segreto delle informazioni che tratta non solo in base a un suo preciso dovere professionale tradizionalmente riconosciuto e tutelato, ma anche in osservanza del diritto alla riservatezza dei cittadini. Secondo l'A., però, tale diritto alla riservatezza, in quanto si concreta in un "dovere generale di astensione" e ha un contenuto precisabile solo in relazione a un dato contesto socio-politico, non si presterebbe a definizioni soddisfacenti.
Una caratteristica generale delle leggi che proteggono il diritto alla riservatezza è quella di regolamentare nei particolari le banche dei dati contenenti informazioni personali. Dal momento che le banche trattano un tipo d'informazione personale particolarmente delicato, l'A. ritiene che sia per esse di grande rilevanza conoscere - oltre che i principi contenuti nella relazione del Ministero degli Stati Uniti d'America per la Sanità, Pubblica Istruzione e Assistenza Sociale e nella Risoluzione sul diritto alla riservatezza del comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa - le leggi sui dati finora emanate in Svezia, negli Stati Uniti e in Germania. Di tali leggi l'A. analizza la struttura, le caratteristiche generali e i principi comuni, delineando anche gli aspetti amministrativi della disciplina prevista, nonché i reati configurati e le sanzioni poste a tutela del diritto alla riservatezza.

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