Informatica e diritto, XIII Annata, Vol. XIII, 1987, n. 3, pp. 115-142

Casabona, Carlos María Romeo

La reforma penal ante las nuevas tecnologías de la información

La riforma penale di fronte alle nuove tecnologie dell'informazione

Le nuove tecnologie dell'informazione hanno determinato anche il sorgere d'una nuova forma di "potere informatico" che, come tutti i poteri, può essere oggetto di controllo o strumento di dominio. Questo nuovo potere, infatti, può essere concentrato o diffuso all'interno d'una società, affidato all'iniziativa privata o riservato al monopolio dello Stato, concepito come elemento di coesione della vita sociale o utilizzato come strumento di sottomissione dei cittadini.
Il problema della tutela del diritto alla riservatezza va posto quindi sul terreno dei rapporti tra pubblico e privato, tra Amministrazione e amministrati, tra Stato impersonale ed esigenza del cittadino di salvaguardare la sua libertà creatrice.
Al fine di garantire i vari diritti fondamentali del cittadino, tra cui quello alla riservatezza, la Costituzione spagnola del 1978 prescrive all'art.  18 che "la legge limiterà l'uso dell'informatica per garantire l'onore e l'intimità personale e familiare dei cittadini ed il pieno esercizio dei loro diritti". Questa norma, piuttosto che riconoscere un diritto, comporta che vengano posti dei limiti all'uso degli strumenti informatici e, all'occorrenza, che si faccia ricorso alle disposizioni del diritto penale in materia di reati informatici.
In Spagna il progetto del nuovo Codice penale e la ratifica, avvenuta il 27 gennaio 1984, del progetto di Convenzione europea in materia di protezione nei confronti dell'elaborazione automatica dei dati a carattere personale hanno segnato un importante progresso verso l'effettività della tutela del diritto alla riservatezza.

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