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banche dati
Archivio DAUE
Recepimento in Italia delle Direttive Ambientali dell'Unione Europea

Presentazione

DAUE è una banca dati costituita da circa 200 schede sullo stato di trasposizione in Italia di quelle misure emanate dagli Organi dell'Unione Europea in difesa dell'ambiente.
Questo archivio non esamina tutte le direttive ma solo quelle attinenti direttamente alla gestione delle acque, all'inquinamento atmosferico, ai prodotti chimici, e all'inquinamento acustico. Per ognuna di queste è predisposta una scheda che analizza il percorso della norma comunitaria all'interno dell'ordinamento giuridico italiano.

Le direttive sono quegli atti che vengono emanati dal Consiglio, dal Parlamento o dalla Commissione europea su di una materia specifica, con potere vincolante, ma che tuttavia lasciano spazio agli adattamenti nazionali per i tempi e i modi.

Le stesse si differenziano dai regolamenti in quanto, pur essendo questi gli atti legislativi più importanti, obbligatori e direttamente applicabili ai singoli Stati, per la loro struttura essenzialmente rigida, non possono essere adattati né dai legislatori nazionali né dalle singole realtà locali; le direttive si differenziano inoltre dalle decisioni, in quanto quest'ultime sono atti di portata specifica e diretti a singoli Stati, società o individui; così pure dalle raccomandazioni e dai pareri che non hanno valore vincolante.
Esse rappresentano il corpo legislativo che trova la sua legittimità nei Trattati istitutivi della Comunità Economica Europea.

L'art. 189, parte quinta del Trattato istitutivo della CEE, stabilisce che la direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, ma lascia la competenza agli Organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi.

Con il Trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 tutto il diritto comunitario (trattati, regolamenti, direttive, decisioni, raccomandazioni) conferma ormai il primato sul diritto nazionale; il diritto comunitario ha sviluppato con il diritto interno solo rapporti di sostituzione o di armonizzazione, di coordinamento o di coesistenza e, contrariamente al diritto internazionale classico che spesso non contiene neppure sanzioni, il diritto comunitario è in tutto vincolante.

La Corte Costituzionale italiana in merito all'art. 189 del trattato istitutivo della CEE (Roma 25 marzo 1957), con sentenza del 5 giugno 1984 ha riconosciuto all'atto comunitario forza e valore di legge, affermando che, nelle materie riservate alla sfera di competenza della Comunità, il giudice ordinario deve provvedere ad assicurare la piena e continua osservanza delle norme comunitarie direttamente applicabili, senza tenere conto delle leggi nazionali anteriori o successive anche confliggenti e senza quindi che sia necessario rivolgersi alla Corte Costituzionale per far dichiarare l'illegittimità delle stesse.

Dalla fine del 1970 i provvedimenti per la difesa dell'ambiente hanno prolificato nell'area comunitaria, ma non sempre sono stati trasposti nel diritto interno con la stessa tempestività.

Le ragioni e le difficoltà sono state già esposte e descritte in altre sedi, non ultima quella che nel nostro Paese le competenze di attuazione vengono assegnate di volta in volta al Ministero della sanità, al Ministero dell'ambiente (istituito con legge 8 luglio 1986, n. 349) e alle Regioni, mentre agli inizi i controlli erano affidati alle USL (Unità sanitarie locali).
Il referendum del 1993 votò poi la soppressione di alcune competenze delle USL che vennero trasferite all'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente) costituita con la legge 21 gennaio 1994, n. 61 (G.U. 27 gennaio 1994, n. 21) conversione in legge del decreto legge 4 dicembre '93, n. 496 disposizioni urgenti per la riorganizzazione dei controlli ambientali e istituzione dell'Agenzia nazionale per la protezione dell'ambiente.

A questo punto i giuristi hanno giustamente notato che l'applicazione delle direttive comunitarie risulta spesso contraddittoria sia per il susseguirsi in maniera alluvionale delle diverse misure legislative, sia all'interno della stessa regolamentazione.
Tale situazione di conseguenza produce il più delle volte un adattamento incompleto o difforme della normativa comunitaria.
Il legislatore italiano infatti ha sovente alterato il disegno originale, adattando nel corso del tempo numerose derogazioni ed eccezioni, soprattutto in ciò che concerne gl'indici qualitativi e i valori limite, anche per la ragione che i controlli non sono stati effettuati con il rigore e le periodicità dovute.
Talvolta infine un'attività di gestione e di organizzazione di servizi tecnici (indispensabili per assicurare il perfezionamento dei regolamenti comunitari) ha totalmente fallito.

La Corte di Giustizia delle Comunità Europee ha così condannato a più riprese il nostro Paese per non aver eseguito scrupolosamente gli obblighi comunitari.
Ad esempio, l'urgenza di recepire la direttiva 91/271 sulle acque reflue urbane e la direttiva 91/676 sulla protezione delle acque dall'inquinamento da nitrati, inserite già nella comunitaria per il 1994 e nella comunitaria 1995-97 uscita nel marzo 1998, nasce appunto da una condanna della Corte di Giustizia Europea che risale al 12 dicembre 1996.
La procedura d'infrazione 93/0786 partita nel luglio 1998, rifacendosi all'art. 171 del Trattato dell'Unione Europea, a seguito del mancato adeguamento ad una precedente sentenza, prevede una penalità pesantissima per l'Italia, il pagamento cioè di 531.000 ecu moltiplicati per i giorni trascorsi dall'emanazione della sentenza al completo adeguamento.
Così il Ministero dell'ambiente di concerto con il Ministero dell'industria, sanità, politiche agricole, lavori pubblici e tesoro ha proposto un Testo Unico composto da 71 articoli e 31 allegati dove tra l'altro viene abrogata la legge Merli e i decreti legislativi 130, 131, 132, e 133 del 1992.

A questa situazione si era cercato di ovviare con la legge 9 marzo 1989 n. 86, (G.U. 10 marzo 1989, n. 58) c.d. legge La Pergola, con la creazione di un modello nuovo di leggi dette comunitarie. Queste, seguendo un iter semplificato in Parlamento, mediante una sessione congiunta speciale, devono obbligare il Governo, in funzione della delega attribuitagli ad emanare appositi decreti legislativi non oltre l'anno dalla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della medesima legge delega.

Ciò nonostante le leggi comunitarie per il 1990-91-92-93-94 e 1995-97, malgrado il percorso preferenziale, hanno avuto un cammino formativo che non è stato breve, dal momento che la legge ha perduto un anno circa per la sua approvazione.
Inoltre queste non sono state sempre sufficienti a garantire l'immediata trasposizione nel diritto interno come si può vedere dalla tabella allegata.

L'esperienza vissuta fino ad ora insegna comunque che la strada più funzionale per l'applicazione delle direttive, rimane la via amministrativa. Le schede contenute nell'archivio on line partono dal 1970 fino al 1997 e sono costituite da un sommario, dai riferimenti bibliografici relativi alla pubblicazione, alla notifica e ai termini di trasposizione con l'iter degli atti interni di recepimento. I richiami e le sentenze della Corte di Giustizia europea vengono segnalati in caso di mancata trasposizione.

Poiché l'indicizzazione è a full-text le direttive sono reperibili oltre che per numero anche per voci o sottovoci, per parole del testo, come per la stessa pubblicazione.
Gli aggiornamenti sugli atti di recepimento vengono dal dipartimento per il coordinamento delle politiche comunitarie della Presidenza del Consiglio dei Ministri, lo stesso organo che provvede a comunicare l'avvenuta recezione a Bruxelles.

E' prevista la prossima pubblicazione di un volume sulla Normativa comunitaria ambientale e stato di attuazione in Italia.

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